IL BENE DELLA CULTURA
Fotografie di MARIO CRESCI e GIUSEPPE MAINO
26 MARZO – 25 APRILE 2017
VILLA POMINI

VIA DON LUIGI TESTORI, 14 - CASTELLANZA (VA)

Orari visita: venerdì e sabato 15-19 / domenica 10-12,30 / 15-19 – Ingresso libero

APERTO DOMENICA 16 APRILE (PASQUA), LUNEDÌ 24 E MARTEDÌ 25 APRILE 2017

 
 

MARIO CRESCI Strano paese il nostro, così ricco di bellezze artistiche e così insensibile al loro valore, attraversato dall’orgoglio sentito da alcuni e dall’indifferenza provata da altri. Mentre all’estero ci considerano i custodi di tanta magnificenza, noi siamo incerti se accettare tale importante ruolo o dichiararci non più all’altezza di questo compito. Ovviamente una mostra fotografica non può dare una risposta univoca a questo problema, ma accostare queste due belle ricerche di Mario Cresci e Giuseppe Maino significa indicare i diversi modi con cui ci si può confrontare con quelle tantissime opere d’arte che vengono definite come “beni culturali” e dare così un contributo critico alla loro conoscenza e al loro rispetto.
Giuseppe Maino, da molti anni fotografo della soprintendenza delle belle arti di Matera, si affida alla corposità del suo bianconero per accompagnarci in un viaggio dove incontreremo la grandiosità della scalinata di ingresso di un palazzo e il particolare di una statua sul cui volto il tempo ha cominciato a lasciare i suoi segni, la luce che filtra appena da una finestra accostata e quella che inonda il sagrato di una chiesa. Senza stabilire priorità di valore fra le diverse opere, il fotografo le avvicina con lo stesso riguardo, sceglie l’inquadratura migliore per valorizzarlo, lo esalta inserendolo nella giusta collocazione e ce ne restituisce la corposità.
Mario Cresci Queste immagini ci trasmettono forti sensazioni: sembra di sentire l’odore del legno lucidato e quello dell’umido che aggredisce gli affreschi di una parete, il rumore dei passi che risuona sulle volte delle sale vuote e quello delle voci lontane che giungono attutite, il sentore di polvere che avvolge una biblioteca smangiata dall’incuria. E poi ci sono quei teli di plastica sotto i quali si intravedono crocefissi e candelabri, mani di statue e cornici di quadri. Sembrano sudari e invece sono le protezioni che consentiranno di preservare legni, tele, marmi in attesa di restauri che li restituiscano alla loro antica bellezza.


MAINO Anche Mario Cresci propone una ricerca realizzata a Matera, nel laboratorio di restauro della locale Soprintendenza. La scelta del colore non è casuale e se la luce inonda letteralmente la scena è perché il fotografo ci vuol dare la sensazione di trovarci all’interno di un mondo asettico, modernissimo e attrezzato come un ospedale. Avvicinate dal suo obiettivo, statue e dipinti ci osservano con sguardi intensi come se volessero ringraziare per tante attente cure. Cresci segue queste opere e le fotografa accostandole agli strumenti usati dai restauratori per accentuare il divario fra le antiche tecniche con cui sono state realizzate e quelle modernissime che aiutano a farle rivivere. Ecco dunque le velinature adagiate sulle superfici delle tele, ecco le armadiature dove si conservano le opere, le pompe aspiranti, i tavoli su cui vengono adagiate le statue. Non c’è traccia di quella presenza umana che è ovviamente sottintesa, tutta l’attenzione è rivolta a questi straordinari “pazienti” cui si stanno togliendo i segni del degrado e che presto ci restituiranno la brillantezza, la luce, la pienezza che gli artisti avevano loro conferito. Ed è bello tanti lottino, spesso anche con pochi mezzi, per andare alla ricerca di quella bellezza che è contemporaneamente così antica e così vicina a noi.

Roberto Mutti
MAINO