CENTO e UNO VOLTI DELLA FOTOGRAFIA ITALIANA
Fotografie di HERMES MEREGHETTI
18 marzo – 30 aprile 2017
PALAZZO MARLIANI CICOGNA

Piazza Vittorio Emanuele II – Busto Arsizio (Va)

Orari visita: martedì, mercoledì e giovedì 14.30-18.30 / venerdì 9.30-13 e 14.30 18 / sabato 14.30-18 / domenica 15-18,30 – ingresso libero

Chiuso: domenica 16 aprile  2017 Pasqua - 25 aprile

Accesso facilitato ai diversamente abili.

 
 

HERMES MEREGHETTI Con questo nuovo libro, la collana editoriale dell’Archivio Fotografico Italiano si apre alla fotografia d’autore emergente, di tendenza e di talento, che Hermes Mereghetti, consapevole delle proprie capacità espressive ben rappresenta e comprova, attraverso una continua ricerca di uno stile che lo identifichi.
Il progetto esibito assume una valenza certamente rilevante, in quanto documenta i volti di una parte consistente di esperti che si occupano di fotografia in Italia, a vari livelli e con attitudini differenti, suggerendo un mosaico di esperienze che si misurano con l’arte dello sguardo e del verbo, della critica e del collezionismo. Un lavoro complesso, che comincia dalla progettazione degli incontri, per gettarsi nella messa in scena con fotografie capaci di rivelare personalità attraverso il ritratto.
Si dice che l’anima di una persona è nascosta nel suo sguardo, che svela bellezza e tormento, pena e gioia, misteri nascosti che la fisionomia muta in relazioni.
Un colloquio continuo che si compie nella libertà di espressione, che consente all’autore di entrare in sintonia con i soggetti fotografati, senza progettazioni rigide, ma mettendo in gioco tutte le fragilità del momento per far emergere una raffigurazione scevra da atteggiamenti effimeri e ricercando quel senso lirico che diviene dogma, mediante un metodo di lettura che rivela l’enigmatica maschera di ognuno, penetrandola.
Hermes non si limita a cogliere l’attimo, ma cerca continuamente un rapporto, sfoderando una visione così profonda da stimolare i nostri sentimenti.
Dovremmo meditare sul tema della memoria per comprendere meglio questi scatti, ma anche sul tempo e sulla storia di ciascuno, sulla luce e le penombre della vita che esortano le riflessioni.
Fattori che consentono di far vibrare il senso profondo dell’incontro, sfiorando la psicologia e conciliando l’istante con gli sguardi che colgono risonanze interiori, mai superficiali.
Fili inafferrabili, che tessono un sottile confine relazionale, di scoperta, di stupore e di poesia, un afferrare con gli occhi e l’intuito per smettere di essere solo descrizione, ma ascolto, vulnerabilità, smascheramento, regalità dell’umano, profondità dei sentimenti, che scansa la prevedibilità e muta le consuete direzioni, assunte come cifre del vivere, nella trama simbolica che coniuga la mimica all’immaginario e della bellezza, valicando i limiti ossessivi della unicità e dell’entità dell’essere.
Il sentiero dell’ascolto, dell’esperienza, dell’inafferrabilità dell’io, sono la ricchezza delle immagini pubblicate, poiché riaffermano con forza l’infinità complessità delle emozioni, a volte appena lambite, altre volte più profondamente vivide, sperimentando il concetto del tempo e dello spazio. Uno spazio sconfinato e insondabile, che ci porta a rintracciare nella coscienza delle persone la nostra stessa vita interiore, specchiandoci nelle nebbie dell’anima alla ricerca di valori comuni, che come echi segreti si fanno relazione sublimando la nostra percezione, illuminando il dono dello sguardo. Uno dei concetti più delicati del lavoro, è il passaggio dalla specificità dell’autore alla individualità dei soggetti fotografati, nell’immedesimazione concreta che accompagna ogni esistenza, superando l’impassibilità con l’attitudine prodigiosa di guardare dentro, come se non fosse mai stata rivelata.
Volti che ci parlano attraverso i gesti, la serenità e la durezza, in un continuo colloquio visuale che prescinde dalla confidenza per addentarsi negli stati d’animo, nella psiche composta da materia e da energia, nella radice umana, luogo dello spirito.
Hermes supera i confini dell’imperturbabilità, unisce esperienze tracciando rette corrispondenti che divergono nella forma ma non nei contenuti, rinsaldando il concetto dell’unicità degli individui ed evitando di farsi imbrigliare da schemi rigidi imponendo il proprio stile, limpido e acuminato, connotato da un abile gioco di luci, di ombre e bagliori. Il bianco e nero si fa sospensione, meditazione e silenzio, interazione tra l’opera e l’astante, nell’instancabile ricerca dell’inconscio collettivo tutto si permea di dubbi e desideri, indagando il punto di vista estetico e nel contempo umano, inteso come stato d’animo, con un fortissimo carico di suggestioni che rimuovono frontiere e rallegrano il dibattito.