NEOREALISMO SICILIANO
Fotografie di GIUSEPPE LEONE
18 marzo – 30 aprile 2017
PALAZZO MARLIANI CICOGNA

Piazza Vittorio Emanuele II – Busto Arsizio (Va)

Orari visita: martedì, mercoledì e giovedì 14.30-18.30 / venerdì 9.30-13 e 14.30 18 / sabato 14.30-18 / domenica 15-18,30 – ingresso libero

Chiuso: domenica 16 aprile  2017 Pasqua - 25 aprile

Accesso facilitato ai diversamente abili.

 
 

GIUSEPPE LEONE Il periodo storico del secondo dopoguerra si caratterizzò in fotografia nella ricerca di una documentazione che raccogliesse gli aspetti salienti della vita sociale, dunque una fotografia soggettiva. Dal 1954 a metà degli anni settanta, dedicai parte del mio lavoro a documentare il cambiamento epocale che avveniva sotto gli occhi di tutti, le condizioni lavorative dei mezzadri, i volti, il progresso industriale che giorno dopo giorno affermava la sua forza nei piccoli agglomerati urbani delle città siciliane.
Inchiodato dalle circostanze della vita a questa terra, il viaggio nel mio vissuto ha superato l’apparenza dello spostamento nello spazio ed è diventato un’immersione lungo l’asse della mia esistenza; un viaggio contaminato dalla mia visione interiore della realtà, quella stessa realtà che mi ha circondato durante lo scorrere degli anni, ed in particolare da quando a 14 anni ebbi la mia prima macchina fotografica. Da allora mi sono aggirato per paesi, masserie, città, fra le feste confondendomi nella folla cercando di scoprire la mimica umana nel ritmo quotidiano, cercando costantemente di raffrontare l’essere umano al contesto urbano e paesaggistico del suo vissuto.
Superando i limiti dell’apparenza ho intrapreso un viaggio fatto di sguardi e silenzi, quegli stessi silenzi che rendono miracolosa la percezione delle cose, che costringono l’osservatore a fermarsi ad ascoltare la quieta sonorità di questa terra dove ogni istante è reso eterno. Una realtà sorprendente che ogni qualvolta mi soffermo ad osservare mi emoziona come se fosse la prima e che moralmente mi obbliga a dare testimonianza del mio tempo e del mio universo. È così che le mie fotografie diventano pagine di un diario, dove sono “rappresentate le cose sorprendenti nascoste sotto il velo dell’abitudine”. Un diario nel quale ho sempre tentato di raccontare come ogni giorno vivo le contraddizioni, le assurdità e le lacerazioni di questa Sicilia; e soprattutto, sia nelle feste sia nei riti privati, ho cercato di rappresentare un’umanità ed una visione umana in cui anche la povertà ha una sua dignità. Vivendo con lucida coscienza non ho mai proposto soluzioni al male sociale e soprattutto ho sempre cercato di non cadere nella rappresentazione di immagini populistiche e di pietismo. Ciò che ho sempre desiderato mostrare è la verità, come condizione naturale della coscienza, che è inscindibilmente legata al mio mondo, nel quale non c’è mai violenza.
Racconto fotografando, ed è proprio attraverso metafore visive che offro il mio universo a chiunque desideri andare al di là dell’apparenza. Sono la gestualità, le metafore che costruiscono gli istanti e le forme, che lentamente reinventano i momenti ed i luoghi, che caratterizzano il paesaggio che amo cogliere soprattutto nei suoi aspetti antropologici.
Un viaggio, dunque, in un’altra dimensione della realtà, quasi come se fosse un sogno ad occhi aperti nel quale le immagini testimoniano un mondo, un vissuto che quasi non esiste più. Un viaggio del sogno, dell’invenzione, del ricordo ed in particolare dell’immaginazione, come Gesualdo Bufalino mi ha insegnato. Ricordo come fosse ieri quel giorno: insieme ad Agrigento mi chiese di condurlo a visitare Eraclea Minoa, proprio lui che per l’Espresso aveva scritto un articolo splendido su quel luogo; incuriosito e sbigottito gli chiesi come avesse potuto scrivere quelle splendide righe, con la sua naturale eloquenza mi rispose che è possibile viaggiare anche con la fantasia, grazie alla quale nel chiuso di una stanza è possibile raccontare di un luogo per quanto lo si conosca poco. Come Bufalino anche Vittorini in “Conversazione in Sicilia” ci trasporta in Sicilia attraverso un viaggio onirico, proprio lui che conosceva così poco la nostra terra.
Questo viaggio offre a ognuno la memoria profonda, offre la possibilità di ricordare le proprie radici, la consapevolezza dell’essere siciliani in una Sicilia che si lascia amare profondamente ed intensamente. Un viaggio che posso solo definire come viaggio dell’anima. Giuseppe Leone

GIUSEPPE LEONE Giuseppe Leone, fotografo eclettico, scrive per immagini, narra di una Sicilia catturandone l’essenza e consegnandola all’eternità. Racconta dei paesaggi mutevoli, accarezzandoli con dolcezza e desiderio, delle architetture, delle feste e della gente, punto fermo e costante della sua narrazione, le anime vivificano il paesaggio. Alla letteratura ha consegnato il suo immaginario, cucendo un filo rosso che unisce la scrittura alla fotografia fin dagli esordi con Antonino Uccello, padrino della sua prima pubblicazione “La civiltà del legno in Sicilia” (Cavallotto, 1973). Da allora, sostenuto da Enzo ed Elvira Sellerio, ha seguito i sentieri del paesaggio siciliano, delle realtà antropologiche e ha svelato le cerimonie sacre e profane; la collaborazione con la casa editrice inizia con “La Pietra vissuta” con testi di Mario Giorgianni e Rosario Assunto (Sellerio, 1978) fino al “Il matrimonio in Sicilia” con testo di Salvatore S. Nigro (Sellerio 2003). Sono gli anni in cui la letteratura lo adotta, si accompagna a Leonardo Sciascia, il quale cura “La Contea di Modica” (Electa, 1983); a Gesualdo Bufalino con “L’Isola nuda” (Bompiani, 1988); e a Vincenzo Consolo con “Il Barocco in Sicilia” (Bompiani, 1991). Diviene il cantore degli omerici viaggi dentro i mondi dei grandi intellettuali siciliani, ne cattura le eccentricità, le abitudini, i sorrisi, le dissonanze in un diario visivo unico e personale, come in “Storia di un’amicizia” (Edizione Postcart 2015). Immagine dopo immagine crea un’analogia di tempo e spazio, mente e osservazione, nasce “Sicilia, L’isola del pensiero” (Edizione Postcart 2015), con il quale coinvolge e permette di riscoprire la bellezza della Sicilia in versi e fotogrammi. Da osservatore disincanto, si impegna per la preservazione, per la valorizzazione del territorio e per la salvaguardia ambientale. Il suo lavoro si sviluppa a 360°, impregnato di poesia, di rigore segnico ed eccezioni barocche, studia la mimica facciale dei suoi conterranei, i giochi di bimbi e le voluttà femminili. Tante le collaborazioni con riviste nazionali ed internazionali, con le più importanti case di Moda e con le case editrici storiche, che hanno segnato la storia della letteratura italiana, tante le sue pubblicazioni. E quello di Leone un archivio di storie visive in un racconto perpetuo che pietrifica il tempo e preserva la memoria. Emanuela Alfano